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FELICE PEDRETTI Studio d'Arte © COPYRIGHT FELICE PEDRETTI 2018

Roberto Maria Siena, 2015. FELICE PEDRETTI E LO SPLENDORE DELL’IMPOSSIBILE

«Il Tempo, padrone implacabile degli uomini, si immobilizza, impotente, e resta coricato ai piedi del Genio» G. de Chirico
 

È da qualche tempo che Felice Pedretti si dedica ad un’operazione estremamente fascinosa: ragionare sulla Metafisica e ricondurla apertamente alla sua radice simbolista. A che scopo un tale tentativo? Lo vedremo presto. Entriamo in medias res e leggiamo l’opera che l’artista sottopone alla nostra attenzione. Prima di proseguire, rileviamo però che Pedretti è l’artista all’interno del quale il meccanismo del “tradimento” si inceppa e viene praticamente a perdersi. Cosa ci racconta Zefiro e il Tempo? Il maestro strappa Zefiro dalle mani di Botticelli e lo arruola per la propria battaglia; per un attimo, la sospensione che regna in tutti i lavori del nostro viene interrotta e il vento agita le cose. Si muove per uno scopo preciso; quello di aggredire il tempo per farlo crollare dinanzi al gesto sovrano e magato dell’arte. Zefiro, infatti, sgretola l’orologio, sfarina le ore e le riduce in pezzi; apolitticamente e assurdamente l’arte riesce a sfuggire alla legge bronzea del divenire e addirittura la rovescia. Nel non-luogo in cui Zefiro opera, tutto parla della pittura; la cornice accanto all’orologio e i quadri presenti nella “stanza”. Per quanto riguarda l’autore costui è presente, solo che lo è, dechirichianamente, come ombra. Eccolo appena accennato a destra; solo il pictor classicus è citato? Niente affatto. Il fantasma altri non è se non lo spettro dell’Isola dei Morti di Arnold Böcklin ; il fantasma deve ancora imbarcarsi per l’Isola e attende che Zefiro compia la sua opera mirabolante. Dicevamo della cornice e dei quadri. Pedretti, infatti, considera ogni sua fatica come un’arma puntata contro la “strategia dell’impurità”. Non è vero, sostiene con determinazione, che si possa fare arte con altri strumenti; tutto è chiuso, come in un sublime reliquiario, nella “santissima trinità” della pittura, della scultura e dell’architettura. Ovviamente la verità dell’arte è quella della pura irrealtà; da cui il duplice culto di Böcklin-de Chirico. È bene ricordare, sottolinea ancora, che l’impossibile celebra perfettamente i suoi fasti nella linea che dal Simbolismo, appunto, arriva alla Metafisica e prosegue successivamente per le strade sconvolte del Surrealismo. Di questo “culto” Pedretti si fa consapevole “sacerdote”; abbiamo così risposto al quesito che ci eravamo posti all’inizio. Ora però, come la mettiamo con la pittura figurativa che affronta l’inesistente? Che le cose raccontate in Zefiro e il Tempo appartengano all’incredibile, non lo si deduce unicamente dall’adozione della dissimilitudine. Timoroso di non essersi spiegato bene, immerge la sua visione in un bagno adamantino che è precluso alla vibrazione scomposta della vita; la realtà fenomenica viene rigorosamente rimossa; domina incontrastato il concetto. Quale concetto però? Quello squisitamente metafisico che dichiara la celebrazione del non-essere e della non-relazione. Il concetto però, al contrario di quanto accade in Dunchamp, non si allontana mai dalla pittura la quale risolve in sé l’esistenza intera dell’artista e che viene indicata come l’unica salvezza ipotizzabile all’interno del nostro universo. Detto questo, non possiamo concludere senza riportare l’opinione che anche l’autore di Zefiro e il Tempo esprime sulla bellezza. Quale, però, la posizione particolare di Felice Pedretti? Abbiamo già rilevato che il non-essere e la non-relazione si stagliano al centro del suo lavoro; con de Chirico, è d’accordo sul fatto che la posizione metafisica è particolarmente opulenta dal punto di vista teorico. Da qui, l’assunzione di un atteggiamento lucido riguardo sia il reale che l’irreale; una tale “lucidità” si incarna perfettamente in quello splendore pittorico che il nostro esibisce in tutti i suoi quadri. Splendore che documenta, nello stesso tempo, sia la supremazia della pittura che la chiarezza delle idee del filosofo. Da artista quale è, Pedretti ritiene che sia la pittura l’“organo della filosofia”, il luogo deputato e definitivo all’interno del quale la duplice verità dell’impossibile e del disessere viene solennemente e consapevolmente pronunciata.

 
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